La lezione del colibrì

Il libro di Paracchini e le idee di economia sostenibile d'Oltralpe
24 Luglio 2014 - 09:45
Andrea Paracchini, giornalista e autore di La révolution dei colibrì

Articolo pubblicato in origine su EquoTorino.it, diritti di riproduzione riservati

Conoscete la leggenda africana del colibrì che tenta di spegnere con una goccia d’acqua trasportata nel becco un incendio scoppiato nella foresta, mentre gli altri animali, spaventati, fuggono e lo deridono? Andrea Paracchini, novarese d’origine e residente a Parigi, di “colibrì” ne ha conosciuti parecchi da quando nel 2007 si è trasferito nella capitale francese, dove oggi lavora per la rivista Altermondes. Il suo ebook, pubblicato da Asterisk Edizioni, si intitola appunto La révolution dei colibrì e racconta otto storie di economia sostenibile nate Oltralpe e che, in alcuni casi, hanno iniziato a contagiare, seppure timidamente, anche l’Italia.

Com’è nata l’idea di scrivere questo libro?

“È nata nel momento in cui, a metà 2012, avevo deciso di tornare in Italia e mi sarebbe piaciuto chiudere l’esperienza francese con questo libro. Poi le cose sono andate diversamente perché nel frattempo ho ricevuto una proposta dalla redazione in cui lavoro oggi”.

Nel tuo libro, però, l’Italia alla fine è presente…

“Sì, perché ho scelto alla fine di ogni capitolo di inserire sempre un paragrafo sulle possibilità di adattamento delle varie esperienze nel nostro Paese oppure per raccontare scambi in corso”.

Ci racconti qualche esempio?

“Un caso interessante, che ha qualche omologo italiano, è Terre de liens, una società in accomandita che raccoglie fondi per acquistare terreni e li affitta a prezzi equi a persone che vogliano avviare attività di coltivazione biologica. In questo modo, vogliono evitare la speculazione edilizia e perciò vincolano gli imprenditori agricoli a cedere i terreni solo a condizione che non cambi il loro utilizzo. Dal 2007 hanno acquistato un centinaio di terreni.

In Italia, un’esperienza paragonabile è quella messa in atto da alcune realtà eterogenee come Banca EticaCampi Aperti e l’Aiab, che dal 2012 sono riuscite a mettere insieme circa 20-30 poderi. Tuttavia, da noi, l’impressione che ho colto è che in ambito agricolo lavorino una serie di realtà alternative, che spaziano dalla tutela di sementi antiche all’installazione di nuove imprese, ma senza riuscire a coniugare un forte radicamento locale alla crescita necessaria per farne un movimento nazionale, come è avvenuto per Terre de liens”.

E nell’ambito dei servizi?

Greeters, un modello di turismo partecipativo, con cui gli abitanti di un luogo ti accompagnano per farti vedere la loro città, non come guide, ma per mostrarti come vivono la loro quotidianità. È un’idea nata negli Usa e importata a Nantes nel 2007 da alcune ragazze dopo una vacanza a New York. Io stesso sono stato un greeter fino all’anno scorso. Oggi in Francia esistono 25 associazioni, alcune volute dagli uffici turistici locali, tutte basate sulla gratuità del servizio che prevede giri di un paio d’ore per gruppi di sei persone al massimo. In Italia, qualcosa di simile sta accadendo a Torino, Napoli e Roma”.

Quale esperienza, invece, tra quelle che racconti, non ha per ora un gemellaggio italiano?

“Direi le coopératives d'activités et emploi che aggregano lavoratori autonomi, che sono al tempo stesso dipendenti ma anche datori di lavoro. Ognuno percepisce uno stipendio calcolato in base al fatturato della propria attività, dal quale viene sottratto prima un ammontare destinato al funzionamento generale della coop. Oggi ne esistono circa cento che aggregano 5000 lavoratori, sia generaliste sia specializzate, in settori come l’edilizia, i servizi alla persona e il digitale. È un’esperienza nata dal basso, rivolta a persone che hanno già una certa esperienza professionale, ma non se la sentono di fare impresa da sole e che è riuscita a generare in Francia una riscoperta del modo in cui sono viste le coop. Non è, sia chiaro, un’esperienza facile: c’è un turnover dei soci elevato, la media dei salari più o meno corrisponde a una o due ore di lavoro al giorno pagate e, oltre al permanere della precarietà, l’imposizione fiscale è più alta che per un singolo. Ma la coop, d’altra parte, offre il vantaggio di andare a caccia di clienti per conto dei soci e la possibilità di lavorare per gruppi tematici, anche temporanei, come ad esempio tutti i professionisti che si occupano di matrimoni”.

La leggenda del colibrì dice che i cuccioli degli altri animali seguirono l’esempio dell’uccellino, trascinando tutti nell’impresa di salvare la foresta. Al prezzo, per quanto possiamo immaginare, per lo meno di una grande quantità di sudore.

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